| Sara's profileIl Sentiero dei Nidi di ...PhotosBlogListsMore |
PioveIn Due «Aiutami» e si copre con le mani il viso tirato, roso da una gelosia senile, che non muove a pietà come vorrebbe ma a sgomento e a [orrore. «Solo tu puoi farlo» insistono di là da quello schermo le sue labbra dure e secche, compresse dalle palme, farfugliando. Non trovo risposta, la guardo offeso dalla mia freddezza vibrare a tratti dai gomiti puntati sui ginocchi alla nuca scialba. «L'amore snaturato, l'amore infedele al suo principio» rifletto, e aduno le potenze della mente in un punto solo tra desiderio e ricordo e penso non a lei ma al viaggio con lei tra cielo e terra per una strada d'altipiano che taglia la coltre d'erba brucata da pochi armenti. «Vedi, non trovi in fondo a te una parola» gemono quelle labbra tormentose schiacciate contro i denti, mentre taccio e cerco sopra la sua testa la centina di fuoco dei monti. Lei aspetta e intanto non sfugge alle sue antenne quanto le sia lontano in questo momento che m'apre le sue piaghe e io la desidero e la penso com'era in altri tempi, in altri versanti. «Perché difendere un amore distorto dal suo fine, quando non è più crescita né moltiplicazione gioiosa d'ogni bene, ma limite possessivo e basta» vorrei chiedere ma non a lei che ora dietro le sue mani piange scossa da [un brivido, a me che forse indulgo alla menzogna per viltà o per [comodo. «Anche questo è amore, quando avrai imparato a [ravvisarlo in questa specie dimessa, in questo aspetto avvilito» mi rispondono, e un poco ne ho [paura e un po' vergogna, quelle mani ossute e tese da cui scende qualche lacrima tra dito e dito [spicciando. Mario Luzi Per Aristofane un tempo gli uomini erano perfetti: uniti in due, con quattro braccia, quattro gambe, due visi. Il loro grande orgoglio li portò presto a scontrarsi con gli dei e Zeus, per indebolirli, li tagliò in due. Ognuno, da allora, cerca disperatamente l'unione con l'altra parte originariamente sottrattagli, per potersi sentire così meno tristemente imperfetto. L'amore è però poco spesso poesia. Eppure quelle lacrime dovrebbero essere tue per metà, e quelle parole, quelle piccole rose già appassite, dovrebbero valere ancora per te almeno un odore, un sapore. Ma "non resta che qualche svogliata carezza", e io dico, non resta nessun rimpianto per chi si abbandona all'arsura, per chi di questa fragile perfezione non sa che farsene. Vince la metà più forte, quella che sa piangere solo per se stessa, che copre le sue rughe perché le vede così terribilmente orribili, ma finisce per coprirne alcune che sanno di vita, di fango, di pioggia, di sole e di notte. L'altra parte, tremante, stremata, pensa di poter morire di stenti. Quella vincente invece continua a nitrire furiosa e traboccante di vita; ma dentro è già un crepitìo di spiragli, e bruciano le sue povere piume e le sue vesti da festa, e muore la poesia che una volta dava colore al calore dei suoi occhi. Eppure qui, in questi spazi lontani da ogni tempo, una lacrima è ancora la nostra; e nostre, le nostre profondissime rughe. TrackbacksThe trackback URL for this entry is: http://ilsentierodeinididiragno.spaces.live.com/blog/cns!A62A066B81405631!425.trak Weblogs that reference this entry
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